Prima settimana di lavoro superata, o meglio, vissuta!
Dopo essermi ambientato dalla vasta Cotonou, fatto alcune conoscenze con altri servizi civili italiani, cooperanti belgi, volontari internazionali francesi, diplomatici brasiliani, artisti musicali e grafici beninoise; dopo aver girato in zem (la moto-taxi) per vie sabbiose, dopo aver banchettato in comitiva sulla spiaggia, dopo aver gustato le brelibatezze del più duraturo ristorante della città (ristorante thailandese), sono partito per scoprire il mio lavoro.
Non aspettatevi azioni eroiche.
Sono partito per Adjohoun. Lasciata Cotonou, viaggio in direzione Porto-Novo, sulla strada mille moto, cinesi soprattutto e scooter, tutti senza patente e lo capisci dalla confusione e dai rischi che creano ad ogni incrocio.
Lungo la strada , a pochi kilometri dalla Nigeria incrocio un ibrido, costruito ad hoc, un incrocio tra una vespa e un'ape. Non parlo dei piccoli insetti, ma dei nostrani automezzi. Il muso è quello della vespa, solo che dietro c'è un vano tipo quello dell'ape, è un vano cubico, completamente chiuso, e a cavalcarlo in testa, c'è l'autista.
Dentro benzina dalla Nigeria..
una bomba fatta vettura, ideale per gli attacchi kamikaze..
In Benin invece serve per trasportare la benzina di contrabbando.
Qua è illegale, ma solo sotto il sole, dentro un'enorme contenitore di ferro con ruote e motore è normale!
La benzina viene poi venduta alle centinaia di capanne lungo la strada, dove qualunque automobilista può fermarsi e ,pangando decisamente meno, far benzina.
Quando attraversi Porto novo, rivedi quella città coloniale che era stata un tempo, le case, il porto ha un qualcosa di già visto, di già letto.
Poi inizia la strada per il nord, i primi 10 km sono su asfalto, o almeno, gran parte è su asfalto, poi c'è la svolta a sinistra, uno scalino di 30 centimetri divide la strada principale da quella in terra rossa.
Si passa attraverso una decina di paesini, la strada è larga, piena di buchi, la gente ti guarda e ti saluta! Ti trasmette serenità.
Poi, Adjohoun.
Adjohoun, questa è la mia postazione di lavoro, questo sarà il mio ambiente, Cotonou, la grande città, sarà solo la sede dove potrò svagarmi
Qua la realtà è totalmente differente.
Qua gli unici bianchi siamo noi che lavoriamo, ovvero il mio coordinatore Paese, la mia responsabile progetto ed io.
Qua c’è solo un maqui, ovvero una specie di bar-pub-trattoria, visto con occhi di un europeo, questo maqui però non è come quello della città, ci sono tre tipi di piatti, tre tipi di birra, coca-cola, fanta, sprite, malta e acqua.
Qua non ci sono supermercati e neppure boutiques dove poter fare una “spesa”, ci sono delle piccole bancarelle, c’è una signora che ti vende pane, rigorosamente a coppie di due, già incelofanato, puoi trovare cipolle, pomodori, banane, spaghetti, arance, se sei fortunato papaya.
Questo è quello che puoi comprare.
Ci sono lungo la strada tante donne, che ti vendono un piatto di quello che hanno cucinato, per la maggior parte manioca tritata , in polvere, da far bollire con l’acqua.
Tutti gli altri alimenti li trovi a Porto-Novo, la prima grande città, che dista un’ora d’automobile.
Ogni famiglia, nella propria casa, nella propria aia coltiva e alleva giusto per il fabbisogno famigliare. In ogni villaggio ci sono gruppi di donne che lavorano l’olio di palma, necessario per cucinare i diversi piatti.
Lungo la strada, passando veloce in moto, se non hai troppa polvere rossa sugli occhi, riesci a vedere la gente che cammina con qualcosa in testa, chi un grosso sacco, chi una bacinella piena d’acqua, chi un cesto con degli ortaggi, chi un recipiente vuoto che andrà a riempire.
Difficilmente riesci a comunicare con la gente, pochi sanno parlare francese. Appena i bambini ti vedono, ti chiamano, gesticolano con le mani, ti corrono in contro, yovo yovo, bianco bianco, in lingua fongue.
Per loro diventi attrazione, anche senza parlare, per il solo fatto che ti hanno visto. Una volta che ti trovi davanti, rimangono muti, impauriti da quest’individuo così diverso da loro. Chissà cosa è stato loro raccontato, chissà che cosa pensano. Non sembrano interessati realmente a conoscerti, hanno altri interessi, ritornare a casa, finire dei lavori.
Questa la prima visone, i primi sguardi di Adjohoun, la mia città, la mia casa, la mia esperienza.
Ciao Nico, è bellissimo leggere i toui racconti, viene quasi voglia di lasciare tutto e buttarsi in Africa...
RispondiEliminabesos hermanito, sigue escriviendo porfavor!!!
te quierooo