sabato 27 febbraio 2010

Di notte




In Benin non è facile muoversi di notte, soprattutto se ti trovi a Cotonou, la città economica del paese, la città dove c’è la concentrazione più alta di stranieri e soprattutto di bianchi.

E appunto per i bianchi non è affatto facile muoversi. Durante il giorno se non sei motorizzato o preferisci evitare il traffico confusionario e nauseante rimanendo in auto al caldo a respirare tubi di scappamento vecchi come i nostri nonni, salti su uno zemigian, il moto-taxista.

In ogni angolo ne trovi qulacuno, c’è chi preferisce fare avanti e indietro per la città o chi aspetta nella sua zona con altri colleghi, all’ombra di un albero. Il cliente bianco è il miglior cliente, c’è sempre la possibilità di fare un bel bottino, raddoppiando il costo o inventandosi qualche scusa, aumento della benzina, traffico per le strade, allungamento tragitto causa lavori o incidente.

L’uomo bianco viene sempre visto come uno di passaggio, un turista, un outsider.

Anche dopo mesi o anni passati in Benin, difficilmente riuscirà un bianco a pagare lo stesso prezzo di uno del posto, soprattutto perché avrà meno pazienza e non vorrà passare mezz’ora a contrattare per 30 cent.

È divertente però occupare il proprio tempo in trattative del genere, poiché ti danno modo di conoscere la mentalità beninese, instauri un rapporto e finita la corsa ti saluti con una stretta di mano con lo schiocco e un sorriso.

Questo però è quello che succede fino a mezzanotte. Normalmente gli zemigian lavorano fino alle 22.00, e la tariffa aumenta dalle 20.00. Dopo mezzanotte però sono davvero pochi i taxisti in circolazione e la gente non si fida a salire per paura di incappare in qualche bandito che ti possa derubare. Da accorto straniero ascolti la gente del posto e eviti gli zem.

L’unica scelta, se hai un’altra scelta è uscire col proprio mezzo. Per la moto il rischio grosso è incrociare un altro motociclista alticcio. Bisogna sapere che non esiste la patente per la moto e chiunque può guidarla, in Benin poi non ci sono i controlli come in Italia e quindi i rischi di incrociare un ubriaco senza patente sono elevati. Per una propria incolumità quindi si evita volentieri il mezzo a due ruote per preferire quello più sicuro a quattro.

Purtroppo anche per l’auto ci sono altri problemi, questa volta non di incolumità personale, bensì di svuotamento portaglio, non da parte di banditi ma da amabili poliziotti.

Questi recepiscono un bassissimo stipendio dallo Stato e per arrotondare il salario pattugliano le notti la città. Normalmente creano posti di blocco in rotonde o semafori. Fermano solamente i bianchi al volante e trovano sempre qualcosa che non è in regola. Basti pensare che per il codice della strada beninese ogni vettura dovrebbe avere un estintore e un kit medico, due accessori che neppure le macchine diplomatiche o quelle presidenziali posseggono. Non essendo in regola ti intimano di lasciare l’auto in commissariato e di passare la nottata in caserma.

Quasi nessun bianco intende perdere tempo all’una di notte e lascia quei 5000 franchi Cfa (7,50€) per un ritorno più rapido a casa.

Io non sono tra quelli, non ho assolutamente voglia di lasciare cash alla police, mai l’ho fatto e spero mai lo farò.. quindi per starmene più tranquillo me ne ritorno al mio villaggio; là poliziotti non ce ne sono, solo militari alla brigade, gente tranquilla, che ti riconosce per la strada. Ad Adjohoun, non sono un qualsiasi bianco, sono uno dei pochi bianchi, là sono Nico.

Quindi la città per questa settimana può bastare, troppo complicata, per certi versi sembra l’ Europa. No grazie, Ritorno al mio paesello sulla pista di terra rossa, tra le mie sensibilizzazioni notturne in luoghi ameni e sperduti.

Tra gente semplice, felice e poi basta camminare per andare da un posto all’altro.

domenica 21 febbraio 2010

Amici

Per una volta tanto volevo parlare un po a voi, che mi state leggendo e fate bene!!
in realtà non so quanti voi siate..conosco i miei aficionado che hanno avuto tempo e voglia di iscriversi..credo che in 3 minuti facciate tutto, tranne se vi trovate in Benin e avete una connessione delle balle, è più il tempo che perdete a caricare ogni singola pagina che quello che dovete scrivere.
Quindi amici pigroni potreste anche aggiungervi così vedo chi si fa i fatti miei, o chi è curioso di sapere che mi succede o che posto è il Benin, ovvio dal mio piccolo punto di vista.
E poi.. e scrivetemi qualcosa, l'unico che si è sbattuto è stato mio fratello, cazzarola ..e tutti gli altri? e non fate i timidi.
potreste anche chiedermi qualcosa che io, nei miei mille pensieri non ci penso e non racconto, i pensieri che vi passano per la testa, furbi.. o quasi furbi..dai fatemelo sapere--
Così mi date nuove idee per scrivere qualcosa!
Oggi finisce il mio week end a Cotonou, domani sveglia alle 6.30 e partenza per Adjohoun. Devo ancora capire perchè la mia responsabile vuole arrivare sempre con mezz'ora di anticipo, certo, per dare il buon esempio, ma cazzo, npoi arriviamo alle 8.30, tutto il resto dell'equipe si prende sempre mezz'ora di ritardo!
Furbi loro? poco professionali? Scemi noi? troppo professionist? Mah.. io dormirei volentieri mezz'ora in più tutti questi maledetti lunedì
Intanto che vi scrivo sto cercando di far partire internet explorer..lo so Mao, lo devo abbandonare, e firefox. entrambi da quando ho aggiornato firefox, mannaggia sti aggiornamenti, mi fa giusto aprire gmail e poi si blocca e i suggerimenti sono in inglesi e non ho nessuna voglia di capire l'inglese, non che sia ostrogoto ma già il francese e il fongbe bastano e avanzano, quindi amici del pc, suggerimenti sono graditi, capito mao, marco, Andrea e co. ..aspetto spiegazioni.. cribbio!!
Attenzione..parlo del Benin e non della patria, ma tra Presidente del Consiglio infuriato con amici e nemici e grande successo a Sanremo di Lippi e di "Italia Amore Mio" di Pupo e Savoia..grazie..torno al mio povero e amato Benin..qui è tutto più semplice, già nessuno canterebbe davanti al mondo una canzone così orribile, qui il presidente non da spiegazioni se uno del governo gli da fastidio, lo sbatte via veloce veloce, nessuno ne sa niente, la corruzione dilaga..è tutto più semplice insomma, non come i nostri giornali che scrivono mille articoli che non ci dicono niente,parlassero un po meno delle cazzate del nostro paese e dei problemi seri del mondo forse qualche italiano in più capirebbe che sono delle emerite cazzate la maggior parte delle "news" di tg e giornali della nostra cara italia.. e scopriamo sto mondo!! Parlassero anche solo di turismo, sarebbe già decisamente meglio..
Altra cosa che mi tocca seguire è il riso e il sugo che in pentole normali non darebbero nessun problema ma qua sono handicap, tutto si attacca, e inizia a bruciare.. mannaggia la malsana idea delle patate nel sugo..
E poi, devo anche spiegarvi per quelli che credono che sono in zone sperdute e disperate..che ci sono anche i week end che invece sto in città e me la spasso.. giusto per spiegarvi, ora mi sto spalmando un crema super densa e bianca, succedanea alla crema dopo sole, oggi giornata impegantiva, dopo serata -concerto reggae di ieri sera e fine nottata alla disco libanese con ritorno all'alba a casa del diplomatico brasiliano, sveglia difficile causa caldo pazzesco e bagno obbligatorio in piscina, è dura la vita del cooperante, sudi già alle 7 del mattino e l'unico posto per trovare quiete e riposo è l'amaca sotto la veranda. Poi dovete capire che c'è stata una corsa rapida al supermercato per acquisto di 2 kg di carne e 3 casse di birre per barbecue dal brasiliano..
immaginate la stanchezza?!
quindi giornata a mollo nell'acqua e ora color peperoncino mi spalmo la crema..
giusto per spiegarvi anche i week end amici miei carissimi e brava gente al seguito!!
le foto non ne ho ancora della giornata..noi cooperanti ci divertiamo senza foto!!

sabato 13 febbraio 2010

Sensibilizzazione a Sissekpa




Sissekpa è un villaggetto a una decina di kilometri da Adjohoun, con le sue 50 case di fango e paglia, la scuola e una specie di casa comunale si estende per una vasta zona nella foresta di palme e campi.

Fare sensibilizzazione consiste nel portare un video proiettore, un generatore da cui prendere la corrente, un computer, un mixer e un panno bianco su cui proiettare l’immagine.

Oramai sono diventati in Italia, strumenti di uso quotidiano, conosciamo il suo utilizzo, soprattutto in vista di eventi importanti come concerti o partite di pallone della nostra nazionale.

La gente di Sissekpa invece, era la prima volta che vedeva tutti questi strumenti e non aveva la più pallida idea di come funzionassero.

Durante la proiezione del cortometraggio Anna, Bazil e il trafficante, storia come potete intuire di traffico di bambini, ho avuto la possibilità di parlare con un mio coetaneo di Sissekpa, Julien, un ragazzo in gamba, curioso, intelligente e attivo nella comunità.

Mi chiese sin da subito come funzionava il proiettore, non avendolo mai visto. Ma la cosa buffa fu che parlammo tanto del telo bianco, dove l’immagine veniva proiettata.

Credeva che fosse un telo speciale, quando capì che poteva proiettare l’immagine anche su una parete, se ne rallegrò e passò ad un’altra domanda.

< È vero che esiste anche uno strumento che può registrare le conversazioni tra le persone? perché molte volte ho delle discussioni con i miei amici e vorrei ricordarmele poi anche in futuro.>

vero che esiste uno strumento che può registrare i movimenti delle persone e anche i loro suoni? Perché quando facciamo delle attività nella comunità o delle cerimonie, mi piacerebbe tantissimo poterle registrare e rivederle poi in seguito assieme a tutta la comunità.>

Julien ha 21 anni, si è diplomato da 2 anni, e ora sta lavorando nella scuola di Sissekpa, è un maestro.

Ha voluto sin da subito instaurare un rapporto con me, certo di bianchi non passano sovente dalle sue parti.

L’altra sera mi son sentito come una mini wikipedia portatile.

Mi chiedeva poi di Adjohoun, che città fosse, dove fosse il nostro ufficio, che attività svolgessimo.

Mi sembrava troppo assurdo che io, bianco, arrivato da neppure tre settimane dovessi raccontargli di una cittadina che dista neppure 10 km dal suo villaggio.

Quei 10 kilometri erano una distanza, soprattutto per un ragazzo privo di mezzi di trasporto.

Ma Julien deve muoversi, tutti loro devono muoversi, il mondo non gira attorno a loro, devo rincorrerlo, e in qualche modo rimarranno sempre un po’ indietro, perché il mondo gira veloce e non ha tempo di aspettarli. Ma forse questo non è poi così importante, non li tocca, il mondo può continuare a girare col suo ritmo, la gente di qua continuerà a muoversi col suo di ritmo e qualche volta si incroceranno, un incontro fugace e poi ognuno per conto suo.

domenica 7 febbraio 2010

Ma petite ville..Adjohoun et ses habitants


Ecco un pò qualche viso, nella mia cittadina ridente di Adjohoun,
iniziamo da Salam Dine, o meglio Salami per gli amici
la mia guida tra gli atelier deglia artigiani, il mio traduttore, in futuro forse anche il mio sarto..

Questo giovane con la faccia simpa è Abel, l'animatore di Action Plus, il nostro partner in Benin, colui che mi porta a fare le sensibilizzazioni nei villaggetti limitrofi in notturna.


e questa è la notturna, appena attraversato il fiume, solo le 21.30 ma dal buio potrebbero essere le 3 di nott, ecco un gruppo di pescatori, con i loro 4 pesci da quasi un metro l'uno, quello sulla sinistra invece è Ephrem, l'altro animatore-sensibilizzatore..
e lui è lo zem. il signor taxista, moto-taxista quello che carica tutto il necessario perchè le sensibilizzazioni possano funzionare
lei, sarà forse la futura cuoca, al momento ha il suo maqui, il suo ristorante, ora sta facendo l'olio di palma, pestando i semi..

questa invece è l'equipe degli apprendisti nella segheria..


questi i futuri meccanici moto della zona..alcuni fin troppo giovani..


ed infine la strada principale di Adjohoun, ora in ristrutturazione, bagnano il terreno, lo smuovono, tolgono i sassi, aggiungono terra, lo spianano e la strada è fatta!






venerdì 5 febbraio 2010

Durezza e Africa

Il Benin è un mondo strano, difficile da comprendere, è duro, forte, critico, ti fa vivere le esperienze di petto, ti costringe a crescere velocemente, nella durezza della vita. Solo i più decisi, i più testardi, i più convinti riescono nel loro intento. Quindi o diventi così o tocca arrenderti.

Vivere in Benin non è cosa semplice, non è per tutti come in Italia. Qua non tutti riescono ad andare aventi, qua, dietro l’angolo trovi strade buie, pericolose, impervie. Vedi a mala pena 20 metri più avanti, tutto il resto è oscuro, incerto, fa paura, a tutti.

In Benin pochi riescono a fare quel salto per una sicurezza alimentare quotidiana. Pochi possono contare su un appoggio sanitario, su un letto, o meglio su un giaciglio.

Nessuno ti aiuta, perché da nessuno è stato aiutato.

Vige la legge del più forte, se combatti, sopravvivi. Tiri fuori denti e artigli, per scalare questa maledetta parete che è la vita.

Ho passato un giorno arduo, mi sentivo stanco e affaticato, avevo braccia e gambe pesanti, la testa mi diceva di starmene coricato, ma più stavo, più mi sentivo debole. Faceva caldo, neppure la ventola mi dava sollievo.

Non c’è nessuno qua che ti porta una minestra calda a letto o ti tiene compagnia.

Ripenso alle agevolazioni e ai confort di casa.

Nessuno ha tempo di accudire l’altro, deve intanto accudire se stesso.

Mi sentivo debole. Sono andato a fare l’analisi della goccia grossa, quella per la malaria.

È arrivato Pietro, il mio coordinatore, ha sentito che non mi sentivo bene e mi ha proposto la simpatica visita, così scoprivo il posto.

Negli occhi degli infermieri beninesi, ho visto le mie debolezze, le mie fragilità, le mie paure di bianco, per una semplice goccia di sangue. Per loro era normalità, in quanto medici si occupano di questo, in quanto beninesi ne vedono passare decine e decine ogni giorno, e sono solo quelli che si possono permettere di spendere 2€ e 30 cent. La maggior parte della popolazione utilizza la stessa somma per mangiare e bere per almeno tre giorni.

Io invece sono bianco, non ho questi problemi, ne ho altri, il tempo ad esempio.

Un’ora di attesa, verso la fine mi è salita un po’ di impazienza, tensione.

Ho chiamato per sapere gli esiti. Nessuna risposta. Sono passati già 75 minuti ma nell’ottica beninese, un’ora può anche essere composta da 100 minuti. Richiamo. Dopo diversi tentativi, finalmente qualcuno risponde. Negativo mi dice. Ringrazio e chiudo. Avviso Pietro.

È da quel momento che sto meglio. Wow, sto bene, non mi sento stanco. Forse era solo il caldo, in effetti era un caldo asfissiante.

Capisco quanto la testa possa essere pericolosa.