Vivere in Benin non è cosa semplice, non è per tutti come in Italia. Qua non tutti riescono ad andare aventi, qua, dietro l’angolo trovi strade buie, pericolose, impervie. Vedi a mala pena 20 metri più avanti, tutto il resto è oscuro, incerto, fa paura, a tutti.
In Benin pochi riescono a fare quel salto per una sicurezza alimentare quotidiana. Pochi possono contare su un appoggio sanitario, su un letto, o meglio su un giaciglio.
Nessuno ti aiuta, perché da nessuno è stato aiutato.
Vige la legge del più forte, se combatti, sopravvivi. Tiri fuori denti e artigli, per scalare questa maledetta parete che è la vita.
Ho passato un giorno arduo, mi sentivo stanco e affaticato, avevo braccia e gambe pesanti, la testa mi diceva di starmene coricato, ma più stavo, più mi sentivo debole. Faceva caldo, neppure la ventola mi dava sollievo.
Non c’è nessuno qua che ti porta una minestra calda a letto o ti tiene compagnia.
Ripenso alle agevolazioni e ai confort di casa.
Nessuno ha tempo di accudire l’altro, deve intanto accudire se stesso.
Mi sentivo debole. Sono andato a fare l’analisi della goccia grossa, quella per la malaria.
È arrivato Pietro, il mio coordinatore, ha sentito che non mi sentivo bene e mi ha proposto la simpatica visita, così scoprivo il posto.
Negli occhi degli infermieri beninesi, ho visto le mie debolezze, le mie fragilità, le mie paure di bianco, per una semplice goccia di sangue. Per loro era normalità, in quanto medici si occupano di questo, in quanto beninesi ne vedono passare decine e decine ogni giorno, e sono solo quelli che si possono permettere di spendere 2€ e 30 cent. La maggior parte della popolazione utilizza la stessa somma per mangiare e bere per almeno tre giorni.
Io invece sono bianco, non ho questi problemi, ne ho altri, il tempo ad esempio.
Un’ora di attesa, verso la fine mi è salita un po’ di impazienza, tensione.
Ho chiamato per sapere gli esiti. Nessuna risposta. Sono passati già 75 minuti ma nell’ottica beninese, un’ora può anche essere composta da 100 minuti. Richiamo. Dopo diversi tentativi, finalmente qualcuno risponde. Negativo mi dice. Ringrazio e chiudo. Avviso Pietro.
È da quel momento che sto meglio. Wow, sto bene, non mi sento stanco. Forse era solo il caldo, in effetti era un caldo asfissiante.
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