Sissekpa è un villaggetto a una decina di kilometri da Adjohoun, con le sue 50 case di fango e paglia, la scuola e una specie di casa comunale si estende per una vasta zona nella foresta di palme e campi.
Fare sensibilizzazione consiste nel portare un video proiettore, un generatore da cui prendere la corrente, un computer, un mixer e un panno bianco su cui proiettare l’immagine.
Oramai sono diventati in Italia, strumenti di uso quotidiano, conosciamo il suo utilizzo, soprattutto in vista di eventi importanti come concerti o partite di pallone della nostra nazionale.
La gente di Sissekpa invece, era la prima volta che vedeva tutti questi strumenti e non aveva la più pallida idea di come funzionassero.
Durante la proiezione del cortometraggio Anna, Bazil e il trafficante, storia come potete intuire di traffico di bambini, ho avuto la possibilità di parlare con un mio coetaneo di Sissekpa, Julien, un ragazzo in gamba, curioso, intelligente e attivo nella comunità.
Mi chiese sin da subito come funzionava il proiettore, non avendolo mai visto. Ma la cosa buffa fu che parlammo tanto del telo bianco, dove l’immagine veniva proiettata.
Credeva che fosse un telo speciale, quando capì che poteva proiettare l’immagine anche su una parete, se ne rallegrò e passò ad un’altra domanda.
< È vero che esiste anche uno strumento che può registrare le conversazioni tra le persone? perché molte volte ho delle discussioni con i miei amici e vorrei ricordarmele poi anche in futuro.>
<È vero che esiste uno strumento che può registrare i movimenti delle persone e anche i loro suoni? Perché quando facciamo delle attività nella comunità o delle cerimonie, mi piacerebbe tantissimo poterle registrare e rivederle poi in seguito assieme a tutta la comunità.>
Julien ha 21 anni, si è diplomato da 2 anni, e ora sta lavorando nella scuola di Sissekpa, è un maestro.
Ha voluto sin da subito instaurare un rapporto con me, certo di bianchi non passano sovente dalle sue parti.
L’altra sera mi son sentito come una mini wikipedia portatile.
Mi chiedeva poi di Adjohoun, che città fosse, dove fosse il nostro ufficio, che attività svolgessimo.
Mi sembrava troppo assurdo che io, bianco, arrivato da neppure tre settimane dovessi raccontargli di una cittadina che dista neppure 10 km dal suo villaggio.
Quei 10 kilometri erano una distanza, soprattutto per un ragazzo privo di mezzi di trasporto.
Ma Julien deve muoversi, tutti loro devono muoversi, il mondo non gira attorno a loro, devo rincorrerlo, e in qualche modo rimarranno sempre un po’ indietro, perché il mondo gira veloce e non ha tempo di aspettarli. Ma forse questo non è poi così importante, non li tocca, il mondo può continuare a girare col suo ritmo, la gente di qua continuerà a muoversi col suo di ritmo e qualche volta si incroceranno, un incontro fugace e poi ognuno per conto suo.
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