5 bicchieri sulla tavola, 3 pantaloni tolti veloci dal filo per stendere, 2 lanterne ora spente.
Un ottimo fin di serata.
Un buon lunedì se devo pensare a come è iniziato.. beh credevo decisamente peggio.
Domenica ore 22.00 messaggio dal ragazzo della mia coordinatrice, diceva Messaggio da parte di Sonia, ti passa a prendere alle 7.00. Ora è un po’ malata, se domani mattina sta ancora così, niente partenza.
Punto. Ok metto la sveglia alle 6.45 e spero di dormire.
Odio il risveglio troppo presto. Come Vasco, odio i lunedì.
Sveglia, suona, la stacco, preparo lo zaino, il computer, la spesa per la settimana, anzi no, ho fatto provviste per l’intero mese!
Nessuna macchina, mi rimetto a dormire.
Ore 8.00. Mexaine, collega dell’ong partner, mi chiama, mezzo in coma rispondo.
Dove sei? A casa
Io sono sotto casa tua, scendi? Ti sono venuto a prendere. Cazzo (tanto non capisce) due minuti arrivo
In fretta mi lavo faccia, denti, bevo un goccio d’acqua e ne lascio un altro. Scambio alla pari.
In due tranche scendo, carico in auto, salgo al secondo piano, prendo tutto, riscendo, ricarico, partiamo!
Ma Sonia non ti ha detto nulla? Nooo, cazzo!
Già speravo di dormire fino alle 10.00. Sogno infranto.
Direzione Adjohoun? No, prima passaggio al Ministero dell’Economia per regolare sue due vecchie faccende, esce ancora più arrabbiato di prima, hanno perso il suo fascicolo, dovevano pagarlo per un lavoro del 2008. Poi, carico a Porto Novo di alcuni macchinari per la trasformazione della manioca in gari. Gentile omaggio di una coppia tedesca per un villaggio della nostra Comune.
Pausa mercato a Ouando. Giusto per pane, formaggini da spalmare e colazione on the board.
Ritorno a dormire, mi sveglio sballottato sulla pista per Adjohoun.
Adjohoun ore 11.00.
Cavolo, avevo un appuntamento alle 10.00 col direttore di una scuola media.
Salto la riunione, tnato il capo è ammalato, mi dicono malaria, ok. Settimana senza capo.
Devo chiamare Pietro per farmi comprare il biglietto per l’Italia.
Si, mi prendo una pausa, ci vuole.
Corsa veloce a casa, scarico i bagagli, mi faccio un panino con marmellata d’ananas, riporto l’auto, prendo la moto.
Corro a scuola.
Il direttore non c’è, è in ferie, meno male che venerdì aveva preso un appuntamento.
Parlo col segretario, ho bisogno di incontrare tre ragazzi per un video sul matrimonio forzato e precoce che dovrò girare a fine mese, purtroppo ancora presente nei villaggi qua vicino.
Chiamo Cristine della 3°, mi arriva una che non conosco, cavolo si chiam Cristine ed è la sola della 3°.
Le dico Cercavo una Cristine del club dei giovani che si ritrovano nei pomeriggi per discutere e fare diverse attività. Ahh - mi dice – Forse cercavi Cristiane, alta, magra. Si, si si lei! La conosci? Si! Conosci la sua classe? Certo. Perfetto, me la chiami? Oggi non c’è!
Ma cazzo, ma qualcuno frequenta sta benedetta scuola?!
Cerco l’altro, Benjamin, fa la 4°,lo conosci? No! Non puoi andare a cercarlo? Eh diventa dura, ci sono cinque 4°.
Che palle sta scuola! Troppo grande
Ultima chance.. Chiedo di Espera, fa la 1°
Qua la scuola è al rovescio, dalla 6 alla terminal. La 1° è la penultima classe, una 4° superiore per intenderci.
Eccolo che arriva. Miracolo! Uno su quattro.
Gli do un po’ di compiti. Sei il responsabile del video – gli dico – è preso bene anche se ha l’aria smorta. Sarà questa scuola.
Ok a domani per la traduzione dell’intervista
gli ho passato un testo in francese da tradurre in Ouemé. Lingua incomprensibile ma indispensabile per la gente del posto. Alla fine, le sensibilizzazioni serviranno a loro.
E poi metto i sottotitoli in francese. Così anche a Parigi, Tahiti o Dakar capiranno.
Chiamo Pietro, dovrei comprare il biglietto per l’Italia, l’ong doveva pagarmelo, ora mi dice che devo anticiparlo, poi mi rimborsa.
Vorrei fermarmi sto fine settimana ad Adjohoun, me lo puoi prendere?
No scendi e te lo prendi
Ok, grazie - ma che bello! Ritornare in città è l’ultima cosa che avevo in testa.
Ritorno in ufficio, mi faccio l’ultima ora di riunione, dopo essere passato da casa, per vedere la ragazza delle pulizie assonnata sul divano.
Ma in questo paese, c’è qualcuno che fa il suo lavoro?
Ok, giusto darle due compiti da tenerla occupata, cazzo mi sembro un po’ un dittatore nell’impartire gli ordini, ma questa mi sembra mezza rimba.
Si finisce la riunione alle 13.45. Ora di pranzo.
Super veloce però, ci sono i tedeschi che arrivano alle 14.00. Beh si spera nel ritardo. No! Sono tedeschi, perfettamente in orario.
Beh io sono italiano, mi faccio una santa pasta e arrivo alle 14.30.
Mi dovevano aspettare perché ero l’unico con la macchina fotografica.
In auto non c’è posto. Papà e mamma tedeschi , ya, fanno 180kg. Grossi grossi. Il figlioletto invece, da solo 130 kg! Colosso! Me ne vado in moto con Ephrem. Figo!
Nuvoloni neri ci sovrastano, se piove son spacciato.. sulla strada, se si può chiamare strada, nessun riparo.. così mi dice Ephrem, giusto per farmi star bene, una risata assieme e via.
Niente k-way, l’ho lasciato in città. Nico sei un genio, stai in città giusto 2 giorni!
Ok, si parte, si lascia Adjohoun, tra vie, viuzze, caruggi beninesi causa lavori sulla strada principale.
Stanno mettendo l’asfalto, sono ormai 3 mesi che stanno lavorando su 500 metri di strada. Forse a luglio tutto sarà finito.
Si prende per una stradina, direzione Sissokobo, come il giocatore della Juve con un bo emblematico!
Passeggero di un Valentino beninese, 70 km/h su una pista totalmente sconnessa, dossi di due metri per viadotti a cielo aperto, cammino giusto segnato per la ruota di una moto, meno male che non sono in auto.
Voragini larghe una spanna e profonde due. Una piccola salitina, dove la moto arranca in prima. Sembra di scalare l’Etna dopo una colata lavica. A fatica, arriviamo in cima, con crateri un po’ più dangerou.
E Ephrem conosce la zona e va a manetta.
Poi.. il Sahara ad Adjohoun: pista inverosimile, facciamo zig zag tra piccole dune di sabbia, galline che si gettano tra le ruote, erbacce alte un metro mi frustano i piedi di sole infradito.
Le palme ci sovrastano, alte giusto un paio di metri, ci oscurano il sole. Entro in una galleria naturale di qualche kilometro.
Sto sognando, immerso nella natura, Into the wild!
Poi la strada torna piatta, terra battuta, una vallata ci appare dall’altra parte.
Tutto è verde, fiorito, farfalle ovunque, bianche, arancioni, gialle, rosse, nere, blu, minuscole come la falange di un mignolo, maestose come il palmo aperto di una mano, qualcuna rapida, frenetica, altre calme, leggiadre.
Ma dove sono arrivato?! Uno squarcio sull’Eden?
Dopo un’oretta arriviamo al villaggio. Sperduto in un angolo di paradiso.
All’entrata hanno abbattuto delle palme, da dove gocciola uno strano liquido dentro l’interno di una zucca. È il vino di palma!
Un gruppo di donne ci attende.
Ci festeggia, canta, danza, ci sorride.
Stanno lavorando la manioca: vecchi, bimbi, donne, uomini, l’intero villaggio, circa trenta persone sono lì con noi.
In regalo una pressa per fare il gari (una specie di farina della manioca).
Si balla assieme, si beve assieme, si ride assieme.
Si parla in francese, in tedesco, in inglese, in ouemé. Intercultural!
Saluti e si riparte, un’altra ora per ritornare.
Ciao Paradiso, ti ho visto e mi sei piaciuto!
Pomeriggio in ufficio. Un po’ di depression.. che fare, tocca a me organizzare la settimana.
È proprio vero che se non c’è il gatto, i topi ballano e io non sono un gatto.
Sono un volontario, posso fare il topo… e allora tutti a bere una birra, sono le 19.00, ci tocca!
Poi salta la luce, dove si mangia? Da me!
Tutti e cinque con lanterne, pile, cellulari, candele.
Una pasta veloce veloce, si scola e zac! Ritorna la luce!
Perfetto! Giusto per vedere quello che si mangia, per assaporare bene la birra, per vedere l’altro sorridere, ridere di gusto.
Serata di festa.
Tutti pancia piena, birre finite, fuori piove, non troppo forte però, meglio tornare a casa allora.
A domani!