sabato 27 marzo 2010

Amico mio..ridiamoci un pò su.. dopo!









Amico mio, permetti una domanda, lo sai che io, domani parto per l’Olanda Sarei sicuro che se fossi ora come ora ad Amsterdam, avrei avuto mille amici, che casualmente passavano di là. E invece per cambiare ed essere un po’ originale decisi di partire per Cotonou.. che? Mi dici tu.. Benin.. ti dico io Che? Mi dici tu.. Africa.. Ok ok Vedi che ogni luogo è facile da scoprire Per qualcuno ci son più differenze tra Canelli e Nizza che tra Benin e Madagascar, in effetti negli ultimi due c’è il quasi il 100% di neri, nei primi due, la cifra varia di anno in anno, dipende dalle migrazioni.. mannaggia le migrazioni.. e mannaggia sti migranti Invece qua si sta bene, nessuno migra, perché in realtà non c’è un cazzo da vedere, da fare E invece no! Ci sto io, bello bello che prendo e decido bene di farmi una scappatella in Benin, a Cotonou, anzi ti dico di più, me ne vado ad Adjohoun, perché andare in Africa e starsene in una città?
Ho vissuto troppi anni in una città (se Asti si può chiamare città), non sarei mai andato ad abitare in un paesino, tipo dai miei nonni ai Valenzani, e che c’era là, un prato, una capra, le galline, e poi? E quindi felice felice me ne sono andato ora in campagna, all’aria fresca, senza smog, tra capre, galline e prati Amico mio, non pensare di essere ai Valenzani, là almeno esci di casa, ti prendi la macchina, prendi la strada, asfaltata!! E tranquillo ti dirigi in città. Qua esci di casa, non hai la macchina, cammini 15 minuti e vai dove ci sono le moto taxi, le moto taxi non ci sono e aspetti, poi arriva uno, vede che sei bianco e spara una cifra esagerata, ti fai una risata assieme, contratti e parti, l’asfalto non c’è ma esiste un contratto statale che dice che sarà tutto asfaltato entro il 2005.. aspetteremo sto 2005! Secondo me è già passato!! La terra rossa rossa ti entra ovunque, naso, occhi, gola, va bene solo per le gambe e le braccia che sembri più abbronzato! E poi la strada è la fine del mondo, cioè se cadi è proprio la fine!!
Ma comunque io, son venuto qui per cercare una cosa che dalle nostre parti non si trova, potrei definirla la suocera dell’Africa. Suocera perché è sempre presente in Africa ma anche perché è sempre sulle palle e non ci fosse l’Africa sarebbe ben felice. In realtà ho faticato un poco, non mi sono neanche impegnato tanto ma dopo 2 mesi abbondanti ecco che una bella notte è venuta a farmi visita. Gentile come solo lei può fare, ha sfondato la porta e track, ciao Niccolò, eccomi, sono la Malaria. Subito son rimasto a bocca aperta, vabbè che posso dirti, accomodati, ma lei si era già bella svaccata, si era ben accoccolata con me e non mi voleva affatto lasciare. È iniziato il calvario, amico mio, è proprio vero che è una merda!! Ma sti cazzi, e i miei colleghi simpa.. ma vuoi vivere in Africa e non prenderti la malaria, e beh, no, cazzo!! È stato divertente, immagina, stai già male da un paio di giorni,male, un leggero mal di testa,ma qua ogni sintomo è meglio farlo controllare, ma se ti trovi in un villaggio bello bello come Adjohoun, ogni piccola cosa diventa ardua. Allora attendo il mattino dopo, intanto non soddisfatto decido di farmi un sensibilizzazione notturna in un villaggetto carino che solo per arrivarci ci vogliono 25 minuti di 4x4 e sta volta non c’è l’autista, sta volta sono io l’autista, e ad attraversare due torrenti in piena notte diciamo che è stato divertente.. insomma.. con un leggero mal di testa.. divertente.. Me ne ritorno a casa, alle 22.30, una leggera fame, ma la bombola del gas è finita e nel villaggio c’è solo un negozio che vende bombole, arrivo ce ne sono ancora 4, parlo col tipo che ridendo mi dice che son tutte vuote!! Eheheh.. troppo simpa, gli spaccherei la mia di bombola in testa.. qua ridono davvero per troppe cose! Me ne torno a casa e mi magio una latta di tonno col pane, in effetti non avevo neppure tutta sta fame e sta voglia di cucinare. Intanto il mal di testa sale, sale, e raggiunge il suo apice, di quel giorno,alle 4 del mattino, ovviamente, la corrente è saltata, tutto tace, solo le mie tempie sbattono, e sbattono bene! Penso allo yoga, che non ho mai fatto e respiro, respiro respiro, fino alle 8. Al mattino mi dirigo all’ospedale di Adjohoun dove mi dicono che tocca aspettare una mezzoretta che arriva il medico. Sapendo che quando mi dicono di aspettare 5 minuti, alle volte passa quasi un’ora , faccio i miei calcoli, saluto tutti e con tanto di autista mi dirigo alla prima città: Porto Novo. Agevolano la mia ottima salute, i lavori stradali, dove mille uomini in mezzo alla pista arano il terreno, lo piallano, tolgono sassi, sembra un po’ di essere al Palio di Asti ma questo dura da qualche mese e continuerà ancora. Pensavo di chiamare qualche ditta nostrana che in un paio di settimane finisce i 20km di pista, ma poi toglierei lavoro ai locali, allora no! Mezzo rimbambito arrivo in città prima mi faccio 2 km buoni di camminata in un ospedale musulmano per trovare il laboratorio analisi, parlare con l’infermiera, parlare col medico, andare a pagare l’analisi, per sentirmi dire che avrei ricevuto gli esiti solo nel tardi pomeriggio e nel mentre che facevo? Andavo al creatore? No grazie! Quindi ricerca di una clinica privata, analisi, attesa di un’ora che poi diventano due per sentirmi dire, benvenuto in Africa, hai la Malaria! Grazie, già lo stavo pensando, se non era malaria allora si, erano cazzi!! Mi danno un medicinale che mi fa venire la malaria così che il mio corpo crea dagli anticorpi per debellarla, solo che questo lo vengo a saper solo il terzo giorno.
Primo giorno: l’inferno più assoluto, Satana non l’ho visto ma sapevo che stava bene a vedermi così. Arrivo a casa a Cotonou e scopro che la donna delle pulizie mi ha lavato le lenzuola , me le ha piegate ma ovviamente non me le ha messe. Le zero forze mi dicono solo di coricarmi, ci provo ma sto troppo male, alzo la testa e ho mille giramenti, la testa mi scoppia, la luce mi acceca, ogni piccolo rumore mi rimbomba in testa e lungo il viaggio l’autista ad ogni momento che strombazzava, perché qua funziona così, e smettila cazzo! Inizi a rigirarti nel letto e non trovi una posizione, sai solo che devi bere, non riesci a dormire, inizi ad avere freddo, ma sai che fa un caldo cane cazzo!!
Prendi le lenzuola che trovi e ti mummifichi dentro, nulla. Prendi le due magliette maniche lunghe che sono inutilizzate dall’inizio dell’avventura e te le metti entrambe, nulla. Trovi la felpa, ancora nella valigia, intonsa, perfettamente piegata e stirata e te la metti sopra, inizi a star meglio. Meno freddo ma anche più sudore, cavolo troppo sudore, il cappuccio della felpa è fradicio, le magliette pure, le lenzuola stanno iniziando a impregnarsi. Allora ti ingegni, ti alzi, barcolli, la testa che scoppia e che gira, prima cosa, bevi, ogni momento è buono per bere, salto al bagno e scopri che pisci color fanta, dovuto al fatto che la malaria scoppia i globuli rossi che vanno a diluirsi col tutto.
E' anche una bella nozione di medicina, vedi che a qualcosa serve in fondo in fondo prendersi sta malaria.

Stai leggermente meglio, ovvero riesci a fare 10 passi senza cadere, esci fuori, sai che fa caldo, il sole a picco ma tu hai freddo, stendi felpa e magliette e ne prendi altre, serviranno come ricambio tra un’oretta, almeno il sole aiuta!
Il primo giorno è un incubo, maledici te stesso che ti ha portato in sto posto di merda con ste malattie di merda, ma chi te l’ha fatto fare? L’avventura, l’esperienza? Ma vaffanculo tutto!!
Secondo giorno: all’alba stai bene ma è solo una finta, devi ancora prendere le 4 pasticche di Coartem del mattino, oltre alle due di paracetamolo da 500 ( 8 al giorno, spero di disintossicarmi in fretta), e riecco che vengono le allucinazioni, comprendo che l’inferno del secondo giorno, sebbene sia sempre un inferno è più soft, non son più tra le fauci di Lucifero, qualche girone più in alto, come regola del contrappasso ora, ogni volta che mi addormento, e mi addormento in ogni momento, mi trovo in delle situazioni da risolvere e mi devo impegnare e sforzare e questo fa si che la testa mi scoppia sempre di più.
Secondo giorno, meglio del primo, si! Posso dormire ma ogni volta che ingerisco qualcosa o anche se non ingerisco nulla, da buon centometrista, dritto nel lavandino a rimettere acqua, ma il più delle volte anima e corpo, muori per un secondo e rinasci bello pulito e per una buona ora stai meglio, puoi dormire, con le due maglie e la felpa tra le lenzuola con i 35 gradi in casa e non ti tocca neppure alzare per lasciare te stesso nel lavandino, non male! Per fortuna arriva il terzo giorno, scopri che sei sull’equatore, che fa caldo, che stai bene in maglietta e pantaloni, continui ad avere un po’ di febbre ma leggera, mal di testa ma sopportabile, inizi a mangiare qualcosa senza vomitarlo, tranquillo tranquillo, ringrazi il mondo per aver superato questo tsunami interno e capisci davvero che il male dell’Africa arriva da piccoli insetti che prelevano da uomini sangue infetto e lo passano ad altri uomini.

E l’Africa si ammala, e molti di loro non hanno i soldi per farsi le analisi, non hanno i soldi per farsi prescrivere una ricetta medica (obbligatorio in Benin), non hanno i soldi per comprarsi le medicine, non hanno i vestiti per coprirsi dai mille tremori.
Amico mio, sarà forse un posto di merda, meglio Amsterdam, ma qui, ogni tuo piccolo aiuto diventerebbe un aiuto enorme, pensaci amico mio!

domenica 14 marzo 2010

LA SENSIBILIZZAZIONE PIÙ BELLA ROVINATA DAL DILUVIO

Era stato organizzato tutto alla perfezione, il lunedì precedente si era finalmente parlato riguardo le incomprensioni e la mala-comunicazione che portava a svolgere il lavoro in maniera casuale, frettolosa, senza un piano prestabilito. Questo mi dava un senso di irrequietezza continua, non conoscevo il mio ruolo, cosa dovevo fare, di che cosa mi dovevo occupare, che senso aveva compiere determinate azioni. Troppe domande, come, quando e perché. Necessitavo di un chiarimento, la riunione mi è stata d’aiuto. Chiarito che mi sarei occupato dell’impianto tecnico, gestendo video, musiche mentre gli animatori accoglievano la folla e la intrattenevano; mi era stato anche detto che dopo la proiezione del film, sarei stato io stesso a rompere il ghiaccio con il pubblico.

Anche se ci sono elevati problemi di lingua, quasi nessuno parla francese, tocca me incitare la gente perché commenti il film, perché spieghi ai più piccoli e ai più anziani quello che ha capito dalla proiezione, perché insomma inizi una specie di dibattito. Necessario e fondamentale è l’ausilio di un animatore perché possa tradurre quello che dice il bianco.

Il sole sta scomparendo rapidamente dietro la valle quando noi partiamo in direzione di Agonlin Lowe, un villaggio nell’arrondissement di Azowlissè, a 15 km da Adjohoun. Conosco ben il villaggio, son già stato con l’equipe a formare legalmente due gruppi di donne che lavorano la manioca e l’olio di palma. Tutto questo è avvenuto successivamente ad un corso di alfabetizzazione in lingua locale (un maestro ha insegnato loro a leggere e scrivere).

( i fuochi per bollire la manioca e l’olio di palma)

(come ringraziamento per la formazione, pesce in salsa piccante e pasta di mais)

Per far meglio comprendere, inserisco qualche appunto preso sul momento, durante la formazione, trascritto in fretta e furia sul mio taccuino moleskin: 43 donne sedute in banchi di scuola, quei banchi che al mattino utilizzano i loro stessi figli, quell’innumerevole prole che ora rimane fuori dall’edificio, ad eccezione dei neonati, che dormono sereni appoggiati al dorso materno.

L’edificio che ci protegge dal sole potrebbe essere un granaio, un magazzino, una scuola, l’ufficio dell’amministrazione locale; sicuramente è la sala più grande del villaggio. Ora, il signor Baghidì sta formando le donne per migliorare il proprio gruppo a livello economico, finanziario e gestionale.


Queste donne lavorano la manioca, il grano, il sapone da sempre, ma lavorando individualmente non riescono a comprare strumenti per velocizzare e alleggerire la lavorazione e la trasformazione di materie prime in prodotti vendibili nel mercato locale e in quelli vicini. È faticoso per queste donne seguire il formatore. Durante il giorno non devono solamente gestire la propria attività, devono occuparsi dei loro 4-5-6 figli, devono preparare il pasto per le famiglie. Dico pasto perché non è ne un pranzo né una cena. Qua si mangia una volta sola. La preparazione costa fatica, bisogna andare a prendere l’acqua dal pozzo, bisogna andare a far legna nella foresta, bisogna comprare le noci di palma, pestarle per fare l’olio, necessario per cucinare e poi tocca andare al mercato per comprare tutto il rimanente. Non possedendo tanti soldi, quotidianamente ripetono queste azioni. Non possono permettersi di fare la scorta in casa.

I loro occhi sono stanchi, si appoggiano ai banchi e ascoltano con lo sguardo assonnato.

Non sono abituate:c’è chi allatta il pargolo, chi sgrana i fagioli, chi taglia l’insalata, chi pensa a cosa deve ancora fare. Chissà cosa le passa per la testa?

Riterranno la formazione utile? Cambierà qualcosa nella loro vita quotidiana? Ma soprattutto, avranno capito qualcosa? Pensare al futuro qua è difficile, come fai a pensare al domani se rischi di non mangiare oggi?

Povera donna, tra le mani i fagioli e il figlio sulla schiena inizia a piangere. Se lo prende e lo scrolla, lui insiste, aumenta di intensità, tutto il gruppo si altera, esige il silenzio.

La madre è stanca , in suo aiuto arriva una bimba, avrà 5 anni, forse la figlia, in ogni caso agisce. Nelle sue gestualità, un rituale quotidiano, prende il neonato, lo guarda negli occhi, gli mette un dito in bocca e lui smette. Torna il silenzio. Il potere di una bimba di 5 anni!

Rimango stupefatto ma sono il solo, per le donne è la normalità, i figli più grandi servono a questo e non si stupiscono più. Continuo a guardarle, tutte parlano in gun, il dialetto. Non capisco e fisso i loro occhi, questi mi parlano, provo ad ascoltarli.

Agonlin è un villaggio vivace, la gente ha voglia di uscire dalla monotonia delle sue poche attività.

Lo dimostra appena arriviamo per la sensibilizzazione, stranamente dagli altri villaggi, qua son gli anziani i primi che ci accolgono e ci aiutano a montare lo schermo (un telo bianco), altri adulti portano tavoli e sedie, prima ancora che il proiettore mandi qualche immagine la folla già ci sovrasta, i piccoli son tutti davanti, attenti e curiosi, gli adulti ai lati, il responsabile del villaggio si è preso una sedia e si è accomodato accanto a me, mi guarda e mi sorride, io ricambio, dopo i primi saluti non possiamo comunicare, ecco che arriva un mio coetaneo, che gentilmente si propone da interprete.

L’anziano è felice di vederci e ancor di più di trovare un bianco che viene a fare queste attività. Oggi il film verterà sull’importanza del certificato di nascita. Oltre la metà dei minori son privi di certificato, non hanno un’identità, non hanno un nome e una data di nascita. Ma questo qua non è fondamentale, puoi vivere lo stesso anche senza questo foglio, allora interveniamo noi che cerchiamo delle motivazioni pratiche, come ad esempio l’esame di quinta elementare, dove si richiede agli alunni il certificato, senza questo non si può fare l’esame e la via verso il college viene automaticamente chiusa. Altra problematica per chi non volesse studiare, consiste nell’iniziare l’apprendistato in un qualsiasi atelier di un artigiano, anche in questo caso necessario per iniziare è il certificato di nascita.

Il pubblico segue attento il video, si spaventa in momenti rischiosi, ride di gusto ascoltando qualche battuta che onestamente mi lascia perplesso, intanto penso come iniziare la discussione, come stimolarmi.

Da una buona ora i lampi illuminano il cielo plumbeo e ma impavidi decidiamo di proseguire, trovato un gruppo così, sarebbe triste smettere nell’incertezza di una possibile pioggia.

Sul più bello, inizia a cadere qualche goccia; neppure il tempo di pensare che fare che scoppia il diluvio, una cascata si apre sulle nostre teste.

Il villaggio è reattivo, ognuno prende qualcosa e quel magazzino che era servito per riparare le donne dal sole, questa volta ci ritorna utile per il suo complementare, la pioggia.

L’acqua si accanisce sulla tettoia di lamiera della grande sala, impossibile comunicare, un ragazzo ad una spanna dal mio naso mi dice qualcosa ma niente, non riesco a capire neanche una parola. La promessa di ritornare, un paesino così non può essere tralasciato,troppo bello, troppo caldo. Ritorneremo. Pioggia permettendo.