domenica 14 marzo 2010

LA SENSIBILIZZAZIONE PIÙ BELLA ROVINATA DAL DILUVIO

Era stato organizzato tutto alla perfezione, il lunedì precedente si era finalmente parlato riguardo le incomprensioni e la mala-comunicazione che portava a svolgere il lavoro in maniera casuale, frettolosa, senza un piano prestabilito. Questo mi dava un senso di irrequietezza continua, non conoscevo il mio ruolo, cosa dovevo fare, di che cosa mi dovevo occupare, che senso aveva compiere determinate azioni. Troppe domande, come, quando e perché. Necessitavo di un chiarimento, la riunione mi è stata d’aiuto. Chiarito che mi sarei occupato dell’impianto tecnico, gestendo video, musiche mentre gli animatori accoglievano la folla e la intrattenevano; mi era stato anche detto che dopo la proiezione del film, sarei stato io stesso a rompere il ghiaccio con il pubblico.

Anche se ci sono elevati problemi di lingua, quasi nessuno parla francese, tocca me incitare la gente perché commenti il film, perché spieghi ai più piccoli e ai più anziani quello che ha capito dalla proiezione, perché insomma inizi una specie di dibattito. Necessario e fondamentale è l’ausilio di un animatore perché possa tradurre quello che dice il bianco.

Il sole sta scomparendo rapidamente dietro la valle quando noi partiamo in direzione di Agonlin Lowe, un villaggio nell’arrondissement di Azowlissè, a 15 km da Adjohoun. Conosco ben il villaggio, son già stato con l’equipe a formare legalmente due gruppi di donne che lavorano la manioca e l’olio di palma. Tutto questo è avvenuto successivamente ad un corso di alfabetizzazione in lingua locale (un maestro ha insegnato loro a leggere e scrivere).

( i fuochi per bollire la manioca e l’olio di palma)

(come ringraziamento per la formazione, pesce in salsa piccante e pasta di mais)

Per far meglio comprendere, inserisco qualche appunto preso sul momento, durante la formazione, trascritto in fretta e furia sul mio taccuino moleskin: 43 donne sedute in banchi di scuola, quei banchi che al mattino utilizzano i loro stessi figli, quell’innumerevole prole che ora rimane fuori dall’edificio, ad eccezione dei neonati, che dormono sereni appoggiati al dorso materno.

L’edificio che ci protegge dal sole potrebbe essere un granaio, un magazzino, una scuola, l’ufficio dell’amministrazione locale; sicuramente è la sala più grande del villaggio. Ora, il signor Baghidì sta formando le donne per migliorare il proprio gruppo a livello economico, finanziario e gestionale.


Queste donne lavorano la manioca, il grano, il sapone da sempre, ma lavorando individualmente non riescono a comprare strumenti per velocizzare e alleggerire la lavorazione e la trasformazione di materie prime in prodotti vendibili nel mercato locale e in quelli vicini. È faticoso per queste donne seguire il formatore. Durante il giorno non devono solamente gestire la propria attività, devono occuparsi dei loro 4-5-6 figli, devono preparare il pasto per le famiglie. Dico pasto perché non è ne un pranzo né una cena. Qua si mangia una volta sola. La preparazione costa fatica, bisogna andare a prendere l’acqua dal pozzo, bisogna andare a far legna nella foresta, bisogna comprare le noci di palma, pestarle per fare l’olio, necessario per cucinare e poi tocca andare al mercato per comprare tutto il rimanente. Non possedendo tanti soldi, quotidianamente ripetono queste azioni. Non possono permettersi di fare la scorta in casa.

I loro occhi sono stanchi, si appoggiano ai banchi e ascoltano con lo sguardo assonnato.

Non sono abituate:c’è chi allatta il pargolo, chi sgrana i fagioli, chi taglia l’insalata, chi pensa a cosa deve ancora fare. Chissà cosa le passa per la testa?

Riterranno la formazione utile? Cambierà qualcosa nella loro vita quotidiana? Ma soprattutto, avranno capito qualcosa? Pensare al futuro qua è difficile, come fai a pensare al domani se rischi di non mangiare oggi?

Povera donna, tra le mani i fagioli e il figlio sulla schiena inizia a piangere. Se lo prende e lo scrolla, lui insiste, aumenta di intensità, tutto il gruppo si altera, esige il silenzio.

La madre è stanca , in suo aiuto arriva una bimba, avrà 5 anni, forse la figlia, in ogni caso agisce. Nelle sue gestualità, un rituale quotidiano, prende il neonato, lo guarda negli occhi, gli mette un dito in bocca e lui smette. Torna il silenzio. Il potere di una bimba di 5 anni!

Rimango stupefatto ma sono il solo, per le donne è la normalità, i figli più grandi servono a questo e non si stupiscono più. Continuo a guardarle, tutte parlano in gun, il dialetto. Non capisco e fisso i loro occhi, questi mi parlano, provo ad ascoltarli.

Agonlin è un villaggio vivace, la gente ha voglia di uscire dalla monotonia delle sue poche attività.

Lo dimostra appena arriviamo per la sensibilizzazione, stranamente dagli altri villaggi, qua son gli anziani i primi che ci accolgono e ci aiutano a montare lo schermo (un telo bianco), altri adulti portano tavoli e sedie, prima ancora che il proiettore mandi qualche immagine la folla già ci sovrasta, i piccoli son tutti davanti, attenti e curiosi, gli adulti ai lati, il responsabile del villaggio si è preso una sedia e si è accomodato accanto a me, mi guarda e mi sorride, io ricambio, dopo i primi saluti non possiamo comunicare, ecco che arriva un mio coetaneo, che gentilmente si propone da interprete.

L’anziano è felice di vederci e ancor di più di trovare un bianco che viene a fare queste attività. Oggi il film verterà sull’importanza del certificato di nascita. Oltre la metà dei minori son privi di certificato, non hanno un’identità, non hanno un nome e una data di nascita. Ma questo qua non è fondamentale, puoi vivere lo stesso anche senza questo foglio, allora interveniamo noi che cerchiamo delle motivazioni pratiche, come ad esempio l’esame di quinta elementare, dove si richiede agli alunni il certificato, senza questo non si può fare l’esame e la via verso il college viene automaticamente chiusa. Altra problematica per chi non volesse studiare, consiste nell’iniziare l’apprendistato in un qualsiasi atelier di un artigiano, anche in questo caso necessario per iniziare è il certificato di nascita.

Il pubblico segue attento il video, si spaventa in momenti rischiosi, ride di gusto ascoltando qualche battuta che onestamente mi lascia perplesso, intanto penso come iniziare la discussione, come stimolarmi.

Da una buona ora i lampi illuminano il cielo plumbeo e ma impavidi decidiamo di proseguire, trovato un gruppo così, sarebbe triste smettere nell’incertezza di una possibile pioggia.

Sul più bello, inizia a cadere qualche goccia; neppure il tempo di pensare che fare che scoppia il diluvio, una cascata si apre sulle nostre teste.

Il villaggio è reattivo, ognuno prende qualcosa e quel magazzino che era servito per riparare le donne dal sole, questa volta ci ritorna utile per il suo complementare, la pioggia.

L’acqua si accanisce sulla tettoia di lamiera della grande sala, impossibile comunicare, un ragazzo ad una spanna dal mio naso mi dice qualcosa ma niente, non riesco a capire neanche una parola. La promessa di ritornare, un paesino così non può essere tralasciato,troppo bello, troppo caldo. Ritorneremo. Pioggia permettendo.

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