L'attuale Benin era chiamato Dahomey, dagli europei del tempo, in realtà il nome fu preso dall'antico e bellicoso regno del Danxomé, che in lingua fon significa "all'interno del ventre di Dan", quando anni addietro i nuovi venuti vollero prendere terre per espandersi, un certo Dan si lamentò, accusandoli di prendergli tutto, di prendere addirittura quello che aveva nel ventre.
Il povero Dan, fu ricordato solo per questo, poichè di lì a poco venne ucciso.
Ma la storia del Benin preferisco raccontarla un'altra volta, quando avrò più tempo e soprattutto più conoscenze
Per il momento mi accontento di vivere quello che sto vivendo e per essere passati solamente quattro giorni e tre notti, ne ho già da raccontare.
Sono sceso dall'aereo pensando che mi sarebbe bastato levarmi il maglione per star bene, invece una ventata calda e umida mi ha completamnete inglobato facendomi sudare, in un istante, trovandomi inzuppato maglia pantaloni calze e mutande. La prima notte mi è servita per ricordarmi quanto sono fondamentali le zanzariere sopra il letto.
Stanco decisi di non fissarla e mi accontentai di accendere la ventola; purtroppo non avevo fatto i conti con la corrente del Benin, e di un maledetto frigorifero che oltre a farmi diventar poltiglia il pezzo di parmigiano che avevo portato dall'Italia, mi ha fatto saltare la luce nel bel mezzo della notte.
E proprio in quel momento quando l'aria smise di girare e il mio corpo iniziò a sudare all'invero simile, fui attaccato da una miriade di zanzare che non mi diedero tregua fino all'alba quando magicamente il guardiano della casa riattivò il contatore e ricominciai a respirare.
Ma siamo all'inferno in questo benedetto ventre di Dan?!
La prima cosa che feci il secondo giorno, fu di installare immediatamente la zanzariera!
Nella sera invece, convinto dal mio coordinatore paese sono andato a prendere lezioni di boxe in un parcheggio davanti al palazzetto di Cotonou e come allenatore si presentò il campione africano dei pesi mosca, la categoria più leggera. Purtroppo per nulla leggero fu l'allenamento, per il quale ancora adesso ho le braccia che mi dolgono.
All'alba del terzo giorno siamo partiti per Bohicon e Abomey, l'antica capitale del celebre regno, dove grazie all'ausilio di un amico guida super preparato, nonchè direttore del museo della città, ho girovagato per le due città, in moto, obbligatoriamente senza casco per strade dove qualche volta spuntava qualche striscia rovinata di asflalto.
Lì ho appreso la storia del Benin e son stato in una zona sacra voudon, ma anche di questo preferisco parlarne un'altra volta, troppe notizie troppo interessanti e profonde non devono essere banalizzate.
Come in Senegal, anche in Benin il succo dei semi del frutto del Baobab mi hanno aiutato a superare fastidiosi momenti di cagarella..santo buì.
La notte l'ho passata dormendo da un cooperante francese, su un materasso completamente sfondato tra i panni stesi della lavanderia.
Con la sveglia alle 6 abbiamo preso un taxi beninese, ovvero, immaginate l'auto dei nostri nonni di 10 anni fà, fategli fare ancora 100 mila kilometri solo su strade di campagna e potete avere cosi un'idea dell'auto che mi ha portato a casa dopo 3 ore di viaggio.
Ora è tempo di riattare la ventola e coricarmi sotto la mamma zanzariera..
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please.. enjoy!