venerdì 25 giugno 2010

GIUSTO PER CAPIRCI UN PO

J’aimerai bien parler en français mais je sais que mon français c’est un de plus pire.

Quindi parlo in italiano.

Non volevo mostrarmi sborone, per nulla.

È solo che passando il tempo qui, in terra francofona, mi diventa più facile a volte, esprimere dei concetti in questa lingua gallica. Anche se qui di gallico c’è ben poco.

Mi sto mangiando un piatto di riso con fagioli rossi e cipolle.

In effetti l’ho iniziato e la voglia di scrivere mi ha bloccato.

Prima di dire ciò che voglio dire, è meglio che finisca il piatto. Datemi cinque minuti, il piatto è misero.

Beh, forse misero, ma abbondante, ne ho lasciato un po’ per domani, giusto un assaggio.

Io ritorno in villaggio,ma la donna tuttofare di casa sarà ben felice di iniziare la mattinata con uno spuntino riso e fagioli. Qua funziona così.

E quindi, pensavo alla mia cena: fagioli, cipolle e riso.

Un barattolo da 250 fr, una cipolla da 50 fr e due pugni di riso abbondanti da 70 fr.

Totale cena: 370 fr, circa 60 €cent.

E il mio pranzo oggi è stato gari (tritato di manioca) con fagioli: un piatto per 100 fr =15 €cent.

Per aiutarmi a non dimagrire, che la famiglia si preoccupa, ho mangiato qualcosa di non troppo autoctono e alla portata di tutti: due formaggini spalmabili e una baguette tot. 315 fr = 50 €cent.

Nulla di nulla per noi.

Certo. Ora però volevo farvi capire come funziona qua.

La mia misera cena che mi è costata 60 €cent per la gente di Adjohoun, la mia cittadina, è cosa impensabile, almeno per un buon 80% della popolazione e sono sicuro che la mia percentuale sia per difetto.

Immaginate voi, la gente di un villaggio qua lavora o si arrabatta tutto il giorno pe ravere un beneficio di 500 o 1000 fr al giorno, da 80€cent a 1€60cent.

Lo capite, che è qualcosa di insignificante per noi.

Lo capite, che lavorano tutto il giorno e devono sfamare una famiglia con 3-4-5 figli.

Lo capite, come può essere instabile la loro vita, la gestione della famiglia.

Lo capite, perché poi ti ritrovi bimbi di 6-8-10 anni lavorare per la strada a vendere delle fritture, dare una mano al meccanico.

Le loro mani nere,non per la pelle, ma sporche di grasso, di terra, già callose, deformate dal alvoro.

Il sorriso l’hanno perso dal loro sguardo.

La durezza della vita è piombata loro addosso quando non avevano ancora 5 anni.

A me è capitato a 22 anni!

E non mi ha costretto a smettere tutto, ad annientare la mia personalità.

Scopri la sofferenza.

E poi ti chiedi perché vedi adulti grezzi, che sembrano privi di emozioni.

Ne hanno di emozioni, ve lo assicuro, non sono solo abituati a esternarle.

Quando erano piccoli non è stato loro concesso e da adulto diventa difficile fare i primi passi pe runa nuova avventura. No grazie, i problemi, le priorità sono altri.

Ti trovi quindi in una popolazione diversa da te, o almeno da me e vorresti, non che diventino come te, non sia mai, ma che almeno abbiano la possibilità di una scelta, scegliere in parte il loro destino, il loro futuro.

Non so se da soli, completamente soli, potranno farcela. È un cammino in salita, duro, che non incontra discese subito anzi, una volta che inizi a scalare, ti accorgi che diventa sempre più ripido e ti tocca arrenderti o ancora più agguerrito, provi a scalare questa montagna.

Assieme diventa di sicuro meno arduo.

Quindi, uniamo le forze, le idee, le proposte.

Iniziamo da un posto, un paese, una città, un villaggio.

Milioni di villaggi in questo nostro mondo hanno bisogno.

Troviamo un inizio, scegliamo un campo.

L’agricoltura per combattere la fame.

La sanità per sconfiggere le malattie.

L’istruzione per debellare l’ignoranza e dare un futuro.

Tre punti. Semplice! Prendiamo spunto dal nostro paese, siamo già avanti rispetto a una buona parte del mondo.

Prendiamo il buono che conosciamo, mettiamoci assieme e qualcosa di sensato faremo.

Certo, servono fondi, ma non è il primo passo, sono il mezzo, la chiave di volta, la lampada per realizzare i sogni.

Ma senza le nostre capacità, le intuizioni, le esperienze, le conoscenze, le abilità, verrebbero sperperati in pochi attimi.

Quindi è ben prima esporre idee, concrete, veloci, qua il mondo corre e non ci aspetta, diceva Saramago “la storia va più veloce dei pensieri”.

Diamoci una mossa e smettiamo una buona volta di lamentarci.

Non abbiamo nulla per cui frignare.

1 commento:

please.. enjoy!