mercoledì 5 maggio 2010

Skygo



Il torrido Benin sta lasciando spazio al gemello piovoso.

Le dune di sabbia stanno passando il testimone alle amiche pozzanghere. Poverette a chiamarle pozzanghere, queste si offendono, meglio pisci nette, stagni, laghetti.

Queste si installano per qualche giorno e divertente diventa attraversarle col motorino.

Skygo, proprio come volare, il mio mezzo: ultimo modello cinese, 4 marce senza frizione, batteria ultima generazione tarocca cinese, giusto 150 km e mi ha lasciato, il motore sembra abbia il raffreddore, i freni gridano alla sola idea di sfiorarli, le luci son troppo stanche per illuminare oltre la ruota e il parafango.


Ecco il top delle moto in Benin : Skygo, una sicurezza!

Fuori il tintinnio della pioggia dal tetto si impone sui fiumi che si vanno a creare sulla pista terrosa.

Ho lasciato tutto aperto, il fresco è il benvenuto ma toccherà aspettare fino alle tre del mattino.

È un po’ timido , il mio coinquilino il caldo è ostico e prepotente, lascia difficile l’abitazione. Ci discuto sempre ma è una testa dura.

Intravedo già i primi cambiamenti: il ventilatore spento, la T-shirt al posto della canotta, le lenzuola al fondo per coprire le gambe all’alba.

Ora però mi sto sbagliando, mi ero illuso, non è ancora venuto quel tempo, sto ancora sudando.

Attacco al minimo il ventilatore, mi tolgo la maglietta.

In effetti fa ancora caldo, ma dalla finestra un’arietta simpatica entra.

E poi pensieri, ma perché il Benin mi chiedo, ma come l’ho scelto?

Credo che quasi tutti gli espatriati qui non l’abbiano scelto, bensì siano stati chiamati, almeno per la prima volta.

Qualche rituale voudou, qualche strano sortilegio e puff… eccoti qua!


Ma che paese questo? Come ve lo spiego?

Dopo un mese inizi a capire qualcosa, dopo due credi di capirne un bel po’, dopo tre hai la certezza di non capirci più nulla.

Tocca iniziare la presentazione: piacere Nico, buonanotte

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