La montagna e Maometto
In ogni proverbio esiste sempre una verità, l’esperienza degli antichi va salvata e custodita, la storia si ripete, così nel passato così nel presente.
Dopo solo 3 mesi distante dalla bella Italia, iniziano a crearsi dei piccoli vuoti, per qualcuno affettivi, per altri le piccole abitudini, per me già si trattava di una questione culinaria.
Novanta giorni e inizi a dimenticare quei forti sapori, tutto diventa simile, il peperoncino copre ogni cosa.
Ed ecco che avviene ciò che uno aspetta, di notte, quando il caldo attenua la morsa, dall’aereo scende la donna che ti conosce meglio e con sé porta un frigo di cibarie. Gli occhi si illuminano, la lingua si dimena.
Come dalla borsa di Mary Poppins, esce di tutto: e una nonna con il suo delicato pesto, l’altra con l’antipasto piemontese, e poi il pane fresco del nonno, i salumi dagli amici, i formaggi nostrani.
La settimana cambia, si riempie, si arricchisce, il Benin diventa meno lontano, cresce un poco la nostalgia di casa, il mondo che avevi momentaneamente salutato, ritorna a farti visita.
Toc toc buon appetito Nico!
Tutto si è mosso con Lei, le energie astigiane, gli affetti, le preoccupazioni, l’amore profondo, le attenzioni, ritorni figlio e di tanto in tanto capisci che non è poi così male!
La montagna è giunta sino a te, inconsciamente l’aspettavi, ha rispolverato i tuoi sentimenti, ha oliato i meccanismi, ti ha soffiato nell’orecchio ed è ritornata a casa.
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