venerdì 4 dicembre 2009

Ecco come iniziò!

Sono appena passate le 15 di questo 11 settembre 2009.

Ho passato la mattinata a leggere quotidiani con articoli connessi alle torri di New York e uno interessante sul problema malaria in Africa, dove, stando ai dati Unicef, sta diminuendo la mortalità infantile, grazie allo stratagemma delle zanzariere con una soluzione anti-malaria. I dati sono agghiaccianti: l’Unicef afferma che sono scesi sotto i 9 milioni i bambini morti in media all’anno, rispetto ai 12 milioni del 1990. si riesce a salvare la vita di circa 10.000 bambini ogni giorno.

La questione è una: ma porca puttana, sono 9 milioni i bambini che muoiono?

Come se ogni anno fossero tutti gli abitanti del Piemonte a dover scomparire! E ci allarmiamo di più quando, in un alluvione come quello di Istanbul, muoiono una trentina di persone.

La morte è sempre tragica, ma perché i giornali e i Tg o i giornali radio non ne parlano tutti i santissimi giorni di quanti bambini muoiono in Africa per una malattia che noi europei non vogliamo trovare un rimedio o preferiamo utilizzare delle cure solo dopo che è stato incontrato il virus?

Mentre ero sulla Punto bianca pensavo ai bambini in Africa. Era quasi due ore che giravamo per la provincia di Asti, Princess ed io.

Princess è una mediatrice culturale, nigeriana, lavora col Piam (Progetto Integrazione Accoglienza Migranti) e quest’anno è stata insignita del Premio come miglior cooperante dell’anno, istituito dal Cesvi, a livello nazionale, per un progetto in Nigeria: Save Sex Long Life.

Ha formato un gruppo di giovani sul problema delle malattie infettive trasmissibili, soprattutto in ambito sessuale e sulla prevenzione sanitaria.

Collaborando con il governo locale e altre associazioni che da anni si interessano alla lotta contro l’AIDS, hanno aperto un ambulatorio dove visitano gratuitamente sia le sex-workers, sia i loro clienti, ai quali regalano condom e spiegano tutti i rischi che si possono incontrare a fare sesso non protetti.

Le stesse attività le stiamo facendo nella provincia di Asti.

Chiamiamo unità di strada questa attività di prevenzione sanitaria che andiamo a svolgere per le strade provinciali astigiane sia in orari diurni, sia in notturna.

Io faccio semplicemente l’autista, al lato passeggero Princess o Fatima o Galia (le tre mediatrici) parlano con le ragazze, le informano che un pomeriggio a settimana possono farsi controllare gratuitamente all’ospedale.

Questo è solo il primo passo per cercare poi di farle uscire dalla tratta e trovare un’occupazione regolare e poter vivere una vita libera.

Me ne stavo quindi parlando con Princess quando leggiamo fuori: 39°.

“In Italia fa caldo come in Africa” mi dice, dando una golata d’acqua per sopportare meglio il caldo.

E in quel momento, mentre pensavo ai bimbi africani, mentre parlavo con Princess, africana anche lei, in un caldo pseudo africano, mi giunge una chiamata.

Numero sconosciuto.

Niccolò? Ciao sono Katia, della Cisv. Posso parlarti?

Certo, sono in macchina!

Beh, allora ti chiamo dopo?!

No, aspetta che mi fermo! Ecco, dimmi.

Niccolò, ho una bella notizia, sei il nuovo volontario per il nostro progetto in Benin.

Vai pure tranquillo fino a novembre, poi ci sarà la formazione con altri ragazzi e per fine novembre- inizio dicembre parti! 10 mesi per il Benin! Come stai?

Cazzo, anche adesso a pensarci mi vien la pelle d’oca.

Vedi che era proprio destino, l’11 settembre era il mio African Day!

Per qualche minuto ho staccato dalla realtà, astigiana, italiana, europea, dall’auto dove poggiavo il culo, da Princess; sentivo solo il caldo e vedevo già un’altra natura, ritmi e suoni nuovi.

Ora si che posso dirlo:

Belin, esiste anche il Benin!

1 commento:

  1. Bella Nico...spero tu possa portarci dall'Africa quello che noi abbiamo perso da tempo...

    Un bacione fratello!

    Maria luz

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please.. enjoy!