Senza parole, senza parole, senza parole, lo ridico 3 volte, lo ripeto 3 volte perché ancora adesso una parte di me non ci crede.
Tutto è partito qualche settimana fa, quando prima di tornare dal Benin per una vacanza astigiana (credo di essere una rarità) ho pensato bene di scrivere una mail dove raccontavo di qualche situazione incontrata sul campo, di gente bisognosa qua in Benin e di gente che poteva dare una mano là in Italia.
Lo dicevo poiché sapevo che nelle nostre case, eravamo ormai pieni di cose inutilizzate e che, sebbene molta gente non possa partire per andare a fare del volontariato in giro, in cuor suo ha una gran voglia di dare una mano al prossimo.
Ho cercato di non toccare quasi nessuno al portafoglio, bensì chiedevo soprattutto del materiale e così è avvenuto l’incredibile.
In soli 10 giorni, ho visto amici, famigliari, amici di amici e amici di famigliari e molti mi han fatto la stessa domanda: cosa ti serve?
Cavolo, non lo so!
Questa è la risposta quando hai un po’ bisogno di tutto, o meglio, quando hanno bisogno di tutto.
Qualcuno più attento, non ha avuto bisogno di chiedermelo; una volta che sono passato a trovarlo, mi ha lasciato il suo pacco.
Unico sbaglio è stato non prevedere l’afflusso di materiale dalle diverse case.
Non farò nomi perché non mi piace e soprattutto perché ci sono buone possibilità che ne dimentichi qualcuno, ma voglio solo dirvi quello che ho ricevuto.
Rimanendo in difetto con i numeri posso dirvi che da una sola scuola materna avrò ricevuto più di 60 paia di scarpe.
L’ultimo giorno in Italia vado per fare le valigie e non riesco più ad entrare in camera.
Fra camera da letto e cucina avevo più di 10 borsoni pieni di magliette, felpine, pantaloni, intimo, k-way, integratori di tutte le specie, tachipirina in grande quantità, antibiotici, uno stetoscopio, attrezzi da ostetrica, abbassa lingua, garze, pennarelli, matite, penne, bottoni, filo, forbici, aghi e guanti da lavoro.
Sono tornato solo d aun giorno ma tocca spiegarvi un po’ di storie.
Partiamo dalla più recente.
Viaggio: Torino – Parigi.
Nella capitale gallina inizia il diluvio, grandine per un’ora buona.
Già in aereo, non mi resta che dormire.
Il ritardo aumenta per un problema a un motore e partiamo con 3 ore di ritardo.
Arrivo a Cotonou, vado a prendere i bagagli e immaginatevi un mini mercato nell’aeroporto, per la confusione, gente che urla, sbraita, si muove.
Normalmente dovrebbero esserci giusto i passeggeri che nel nostro caso eravamo più di 200, ma qua a Cotonou si devono aggiungere almeno una cinquantina di portantini che con tanto di carrelli circondavano il rullo che trasporta i bagagli.
Solo dopo una buona ora di attesa, scorgo le mie due valigie: 50 kg in due ( ho sforato di 4 kg).
La sorpresa arriva con lo zaino, non impermeabile e tutto fradicio, completamente zuppo.
Risultato, i vestiti sono pieni d’acqua e pesa il doppio.
Quindi arrivo a casa e apro tutto e stendo 25 kg di vestiti soprattutto taglie dai 18 mesi ai 4 anni.
Il più bello arriva nel sistemare una maglietta, quando improvvisamente il benin, per la seconda volta mi dà il benvenuto.
Va via la luce.
Buio ovunque, giusto il cellulare!
Questo è un assaggio .
Come andrà domani ancora non so, ma prometto di dirvi dove andrà ogni cosa.
Quello che posso fare è raccontare un po’ qualche aneddoto.
Inizio parlando dei guanti da lavoro.
Appena tornato in Italia mi è venuta un’idea. Seguendo un progetto sulla raccolta rifiuti e conoscendo la tragica situazione di coloro che aprono a mani nude i sacchi dell’immondizia e dividono i contenuti, ho pensato alla nostra Asp e avendo un’amica che ci lavora, l’ho contattata.
Le ho raccontato la mia storia o meglio quella dei manovali sguantati e lei spiegandomi i problemi che hanno in Asti mi ha comunque promesso che faceva il possibile.
Il possibile è giunto l’ultimo giorno quando già non ci pensavo più. Incontro davanti all’ospedale, nel parcheggio, come per uno scambio illegale.
Arriva con uno scatolone, 45 paia di guanti, lo ridico per i più disattenti.
45 paia di guanti! 90 mani di cuoio pronte per il Benin.
Grazie V., grazie capo di V. (bel gesto!) grazie Asp!
Oggi, ancor più di ieri, capisco quanto il vostro lavoro sia utile e indispensabile nella nostra società.
Giù il cappello, grazie!
Altre storielle, il passa parola è funzionato, eccome! Di voce in voce ho ricevuto pacchi di farmacie con medicinali per bambini.
Grazie farmacia giallo e verde!
Altra tecnica per dare una mano qua, è stata quella di prendere degli oggetti fatti da artigiani e portarli su. Il ricavato è per loro, quindi son salito con braccialetti in ebano e vassoi in teak.
Anche qui il risultato è stato stupefacente e immediato.
Per questa azione posso dire che c’è stato l’aiuto di due tipi di “commedianti”.
Da una parte quelli giovani del gruppo “Ulisse, Penelope & co.”, dall’altra quelli un po’ più saggi.. direi io, quelli con già i figli a carico, i commedianti pazzerelli, per dirla a mò di anagramma.. quelli ellenici di Amore e Morte.
A voi un doppio grazie per questo aiuto che darò agli artigiani e quello che potrò dare agli altri.
Posso anche dirvi che, grazie all’aiuto di una pimpante e arzilla 77enne potrò dare una mano ad un centro di cucito, dove formano da più di 15 anni giovani ragazze prese dalla strada, dove più di 90 persone hanno imparato un lavoro e possono ora mantenersi.
Per questo, grazie!
E poi c’è l’amica che mi chiama già a bagagli fatti, con una bustona di medicinali e me li sporge al volo, o il medico che rovescia scatole di medicinali campioni e insieme raccattiamo quelli utili.
Di storielle degne di note c’è anche l’arrivo di qualche piumino, di scarponcini da montagna e di accappatoi in spugna.
Grazie per questi oggetti impossibili.
Comunque nulla è andato perduto, o buttato.
Come dicevo, ho ricevuto tanto e sebbene abbia riempito le mie valigie alla meglio, non sono riuscito a portare giù tutto.
(Piccola nota: per me giusto 3 confezioni di pesto, formaggio e pinoli, mannaggia a tutti i salumi lasciati in Italia!)
A casa sono rimaste ancora 4 o 5 borse di scarpe e vestiti.
Come molti di voi sapranno, non c’è solo l’africa, o meglio, il mio Benin che ha bisogno del vostro aiuto.
Mentre faccio questa esperienza di servizio civile, continuo a seguire le azioni del Piam, una onlus astigiana, una macchia di colore in quel grigiore.
Si occupa di tratta di prostituzione, reinserimento e da qualche tempo, combatte e non demorde pe ri diritti dell’uomo, soprattutto verso i migranti, i quali un po’ per loro insaputa, un po’ per leggi assurde, subiscono troppe angherie.
Il Piam ha ,nelle sue due case di accoglienza per donne che sono uscite dal giro della prostituzione, una quindicina di bambini.
È per questo che una buona parte dei vestiti che mi avete passato sono andati a questi bambini, e questo inverno saranno ben felici quando nevicherà di avere addosso un piumino o liberi di correre con gli scarponcini.
Per questo vi dico che quindi potrete sempre aiutare quelli del Piam. È nella nostra città!
E migliorare la nostra città è un diritto forse, ma aiutare altra gente è più un nostro dovere!
Quindi se volete dare una mano, andate in Via Carducci, vicino al Centro Culturale San Secondo.
Chiunque vi accoglierà, è gente umile, generosa e leale, forse un bel po’ arrabbiata per come sta andando in Italia ma agguerrita per cambiare questo trand.
In questa settimana di ricerca pacchi ho anche scoperto delle suore orsoline in via Testa: loro si occupano anche di donne incinte che non possono occuparsi del bimbo.
Loro hanno un gran bisogno del vostro aiuto, quindi una volta che i vostri bimbi supereranno i 2 anni e non sapete che fare dei vestiti, portateli in via Testa.
E se qualcuno conosce qualche altra realtà, gli chiedo gentilmente di dirmelo, così che possa passare la notizia a più gente possibile.
Ecco, ora sapete come vanno le cose.
Per il momento ho ancora tutto in casa, ma a breve tutto si muoverà. E vi terrò informati.
È strano, ora fuori piove, tutto è grigio ma dentro di me è sereno e c’è il sole!
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please.. enjoy!